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C. 01/01/19901.1.3.2. Valori raccomandati I valori raccomandati sono quelli iniziali necessari ai fini di una qualità accettabile per un osservatore medio alla condizione di una regolare manutenzione degli impianti. Essi rispecchiano valori attuali, che derivano anche, rispetto al passato, dalle maggiori esigenze di conforto visivo verificati nella pratica impiantistica, sono inoltre abbastanza coerenti con le valutazioni statistiche citate nei paragrafi precedenti. Il progettista dovrà quindi considerarli come base per l'impostazione del calcolo impiantistico ma dovrà evidentemente tener conto delle precise esigenze dell'ambiente da illuminare. Tali valori sono riportati nella tabella 1.1.3.2. In assenza di indicazioni precise si consiglia di adottare i valori della colonna R III (pavimentazione scura e scabrosa) della tabella stessa. 2. Valori di illuminamento Classe della strada Tipo di strada (1.1.3.1) Lumin. Media L cd/m2 Valori iniziali di illuminamento necessari per tipo di pavimentazione (vedi tab. 1) lux Grado di uniformità dell’illum. Minimo (grado gener.) E min/E max Classe dell’apparecchio di illuminazione R I chiaro R II Calcest. R III scuro R IV liscio scuro A Strade a scorrimento veloce 1 12 14 20 24 0,4 Cut-off (schermato) B1 B2 Strade importanti o principali 1 0,7 12 8 14 10 20 15 24 18 0,4 Cut-off (schermato) Circonvallaz. O C1 C2 strade radiali (con limiti di veloc. 70 1 0,7 12 8 14 10 20 15 24 18 0,4 Cut-off (schermato) Km/h) D Strade principali Vie commerciali di vendita ecc. 1 12 9 14 10 20 15 24 18 0,4 Cut-off Semi Cut-off E Strade di collegamento locali ecc. 0,5 6 5 8 6 10 8 12 10 0,3 Cut-off Semi Cut-off F Strade con traffico irrilevante Viali – giardini -5 0,3 Non Cut-off LA SICUREZZA 1.2.1. Buona tecnica e sicurezza Gli impianti di illuminazione sono installati in condizioni di esposizione alle intemperie; inoltre sono accessibili ad un numero elevato di persone; infine richiedono interventi ad altezze notevoli da terra e su strade anche a traffico veicolare e veloce: questi fatti rendono particolarmente stringenti i requisiti delle norme per la prevenzione degli infortuni. In particolare, tutti i materiali ed apparecchi devono essere costruiti e installati a regola d'arte e l'esecuzione degli impianti deve essere affidata ad Imprese qualificate. Tutte le parti in tensione dell'impianto, comunque accessibili, devono essere protette contro i contatti diretti; tutte le parti metalliche, comunque accessibili, che per difetto di isolamento possono andare in tensione, devono essere protette contro i contatti indiretti. I componenti dei centri luminosi, in particolare le lampade, le coppe, i rifrattori, gli accessori elettrici devono consentire una facile sostituzione in opera, ma soprattutto devono essere rigorosamente sicuri agli effetti delle cadute a seguito di oscillazioni, proprie o del sostegno provocate dal vento o dal traffico pesante. I sostegni devono essere dimensionati in modo da resistere al carico della neve sull'apparecchio e alla spinta del vento secondo le Norme UNI/EN. Inoltre, la loro ubicazione dovrà essere tale da evitare il più possibile la probabilità che i veicoli possano entrare in collisione: in tal caso infatti i danni alle persone sono sempre gravi e l'impianto si trasforma da fattore di sicurezza in elemento di maggior pericolo per l'utente della strada. La distanza dalla carreggiata dei sostegni che reggono i centri luminosi deve conseguentemente aumentare con la velocità media del traffico. La disposizione dei centri luminosi nelle aiuole spartitraffico delle strade a doppio senso di circolazione e nelle aiuole centrali degli incroci e svincoli con traffico intenso e veloce dovrebbe essere per quanto possibile evitata; infatti le statistiche di esercizio degli impianti dimostrano, contro l'apparenza, che anche nei punti più protetti o distanziati dalla carreggiata i sostegni sono oggetto di collisioni da parte dei veicoli. Al fine della sicurezza è quindi da adottare la disposizione ai lati della carreggiata e degli incroci, impiegando eventualmente meno centri ma di maggior potenza, con apparecchi a proiezione allargata. In questa soluzione si hanno generalmente vantaggi anche dal punto di vista dell'estetica (vedi par. 1.3). 1.2.2. Norme generali Le prescrizioni di sicurezza e le regole di buona tecnica costruttiva sono codificate in diversi documenti ufficiali, la cui applicazione è obbligatoria e si impone sia ai costruttori di apparecchi e di impianti sia agli esecutori in genere. I testi fondamentali sono: - Legge 1-3-1968, n. 186 "artt. 1 e 2"; - Legge 5-3-1990, n. 46; - Legge 18-10-1977, n. 791; - Legge 28-6-1986, n. 339; - D.M. 21-3-1988; - Norma CEI 64-8, fascicolo n. 1000 giugno 1987 -"Impianti elettrici utilizzatori tensione nominale non superiore a 1.000 V in corrente alternata e a 1.500 V in corrente continua" ; - Norma CEI 34-21, fascicolo n. 1034 del novembre 1987 -"Apparecchi di illuminazione" - parte I; - Norma CEI 34-30, fascicolo n. 773 dell'1-7-1986 - "Apparecchi di illuminazione" parte II: "Proiettori per illuminazione" - Norma CEI 34-33, fascicolo n. 803 del 15-12-1986 - "Apparecchi di illuminazione" parte II: "Apparecchi per illuminazione stradale" -Norma CEI 64-7, fascicolo n. 800 del 15-11-1986 - "Impianti elettrici di illuminazione pubblica e similari" ; - Norma CEI 64-2, fascicolo n. 807 dell'1-5-1987 - "Impianti elettrici nei luoghi con pericolo di esplosione o di incendio" - Norma UNI-EN 40 - "Pali per illuminazione" - D.P.R. 27-4-1955 n. 547 - D.P.R. 7-1-1956 n. 164. Il personale che opera sugli impianti di illuminazione pubblica deve essere particolarmente istruito ed attrezzato per tutte le operazioni di costruzione, esercizio e manutenzione di impianti elettrici a bassa tensione e per eseguire lavori su o in prossimità di impianti in tensione. 1.3. L'ESTETICA E L'ARREDO URBANO 1.3.1. Illuminazione pubblica e urbanistica L'urbanistica è la scienza chiamata a progettare e gestire l'insieme dei fattori quotidiani che costituiscono il contesto ambientale della nostra vita quotidiana. L'insieme delle strutture esterne è definito "Arredo urbano" e si identifica essenzialmente negli oggetti, componenti o elementi che delimitano lo spazio urbano quali: - colore e linee degli edifici; colore e tipo della pavimentazione; monumenti; insegne luminose e spazi pubblicitari; segnaletica stradale; pensiline di sosta dei mezzi di trasporto pubblici; cabine telefoniche; chioschi ed edicole; contenitori per l'igiene urbana; alberate, aiuole e fioriere; panchine; impianti tecnologici (componenti esterni); impianti dell'illuminazione pubblica. Tra questi numerosi elementi l'illuminazione pubblica è di primaria importanza e si distingue dagli altri per il ruolo bivalente. Infatti nelle ore diurne costituisce una componente strutturale inserita nel contesto urbano mentre nelle ore notturne rappresenta la componente principale, che permette di individuare visivamente gli altri elementi ambientali e la prosecuzione delle attività umane in condizioni ottimali, in molti casi assimilabili a quelle diurne. Per motivi sopraindicati assumono particolare rilievo il profilo dei centri luminosi, il colore delle sorgenti luminose, oltre ovviamente ai valori di illuminamento sia sul piano orizzontale, che, più limitatamente, sul piano verticale. Mentre dal punto di vista funzionale la tecnica dell'illuminazione pubblica è abbastanza sviluppata, sotto l'aspetto qualitativo in funzione dell'ambiente molto resta da fare. Proporzionalità del centro luminoso Si intende come proporzione del centro luminoso il rapporto fra l'altezza del sostegno e le dimensioni dell'apparecchio di illuminazione. Occorre quindi fare una netta distinzione fra i centri luminosi le cui altezze sono comprese fra 3 - 5 m (lampioni), 8 12 m (centri stradali medi), 15 - 20 m (centri a grande altezza). Nei centri luminosi piuttosto bassi, i requisiti di proporzione sono piuttosto stringenti per i vari componenti, per cui l'aspetto dell'insieme può variare di molto in funzione del loro rapporto dimensionale. Il rapporto fra dimensioni dell'apparecchio di illuminazione e sostegno non deve essere nŠ troppo grande nŠ troppo piccolo (fig. 1.6). Per i centri luminosi di altezza media o elevata bisogna tener presente l'effetto prospettiva, che deforma le proporzioni e, a questo fine, è molto significativa l'importanza della forma dell'apparecchio: infatti, a parità di dimensioni, l'impressione prospettica è diversa fra alcune forme, ad esempio fra la tonda e la poligonale. Ne consegue che gli apparecchi di illuminazione, a seconda della loro forma, non si prestano ad applicazioni troppo diverse in relazione all'altezza di installazione. Per questa ragione, alcuni parametri del progetto (altezza, sporgenza) devono essere prefissati anche in funzione del tipo costruttivo di apparecchio che si pensa di impiegare, prima di prendere in esame le sue caratteristiche fotometriche e sviluppare il calcolo illuminotecnico. Diversamente si rischia di avere un ottimo impianto dal punto di vista funzionale, però antiestetico durante il giorno. Per compensare l'effetto di prospettiva, specialmente nei centri ad altezza notevole (a 15 m l'apparecchio dovrebbe avere il diametro di almeno 1 m) si ricorre alla "composizione a grappolo" oppure ad apparecchi composti da più proiettori. I criteri di composizione sono tuttavia piuttosto delicati, in quanto da essi dipende l'impressione di leggerezza o di pesantezza dell'insieme: un centro luminoso appare infatti leggero quando il collegamento fra sostegno e apparecchi è stato fatto in modo che le due parti appaiano nettamente separate. 1.3.3. Profilo del centro luminoso 1.3.3.1. Sezione del palo per illuminazione La silhouette del centro luminoso dipende principalmente dal sostegno, dalla cui forma può derivare un'impressione di leggerezza o di pesantezza. I pali per illuminazione, come meglio esposto al capitolo relativo, possono essere di sezione circolare o poligonale e le dimensioni della sezione dipendono essenzialmente dai requisiti meccanici richiesti dalle condizioni di calcolo (ipotesi di carico). Per i centri a bassa altezza nominale (3 - 5 m) l'obiettivo è di avere un palo di forma leggera. La sezione tonda si presta in genere bene allo scopo ed è preferibile che il profilo sia cilindrico anziché rastremato. Le rastremature per questi pali sono sempre antiestetiche; quando sono necessarie, perché alla base è adottata la finestrella destinata a contenere la morsettiera di derivazione, devono essere il più possibile attenuate. Per i centri di media e grande altezza, la sezione del palo è fondamentale ai fini della stabilità. Allo scopo di conservare delle proporzioni che diano leggerezza al profilo e consentano il raccordo tra la sommità del palo ed il codolo per il fissaggio degli apparecchi 1.3.3.2. Lunghezza dello sbraccio Premesso che, per le considerazioni esposte in precedenza il centro luminoso deve essere il meno appariscente possibile nelle ore diurne (salvo casi particolari) e che le sue linee strutturali non devono essere in contrasto con le strutture che lo circondano, il tipo di montaggio che meglio si presta a tali dettami è quello a cima-palo (vedere oltre). Tuttavia, tenendo conto che, ai fini della sicurezza della circolazione e specialmente per le strade a scorrimento veloce, è consigliabile arretrare il più possibile i pali per illuminazione rispetto al limite della carreggiata, spesso si rende necessario collocare gli apparecchi di illuminazione stradale lateralmente su mensole a braccio. Dal punto di vista estetico occorre innanzitutto tenere conto che lo sbraccio deve essere ridotto al minimo indispensabile, collocando l'apparecchio di illuminazione al limite sulla verticale del bordo della carreggiata onde evitare che l'utente della strada abbia l'impressione di entrare in un tunnel, specie nei rettilinei (fig. 1.9). Questa impressione è particolarmente negativa nelle ore diurne, in quanto la foresta di bracci sporgenti crea una specie di sbarramento contro il cielo, inoltre, su percorsi sinuosi, tali bracci sembrano intrecciarsi a formare una immagine confusa e fastidiosa. Negli svincoli complessi, ove i bracci sono orientati in molte direzioni l'effetto può essere negativo specialmente con apparecchi lunghi (es. per lampade al sodio b.p. o tubi fluorescenti). In aree di una certa ampiezza la "foresta" di pali può essere sostituita, con benefici anche economici oltre che estetici, dalle "torri-faro". Per quanto riguarda i viali alberati, allo scopo di aggirare lo sbarramento creato dagli alberi, esistono esempi in cui sono stati adottati bracci lunghissimi che superano la chioma onde collocare l'apparecchio di illuminazione sulla carreggiata; tale sistema, se può apparire meno appariscente nel periodo di sviluppo vegetativo, appare in evidente contrasto con l'ambiente urbano nel periodo di riposo vegetativo per le essenze caducifoglie. Per assurdo, in tali casi è meno appariscente adottare la sospensione su fune con apparecchio di illuminazione sulla verticale al centro strada. Per quanto riguarda i viali alberati, l'impianto di illuminazione deve essere progettato contestualmente con quello del verde pubblico, in modo da prevedere gli spazi opportuni tra alberi e sostegni I.P. con riferimento all'altezza definitiva della vegetazione. Si auspica pertanto una stretta collaborazione tra il progettista degli impianti di illuminazione ed il progettista dei giardini e dei viali alberati. Tornando allo sbraccio dei centri luminosi questo dovrebbe essere mantenuto il più possibile costante, specie nei tratti rettilinei. Dal punto di vista estetico, uno sbraccio eccessivamente lungo, come potrebbe derivare dalla collocazione dei pali lontani dal limite della carreggiata utilizzando la sporgenza massima possibile, è deprecabile, salvo che si tratti di un solo centro luminoso e lo scopo sia quello di mantenere l'allineamento degli apparecchi di illuminazione. La Norma UNI - EN 40/2 ha unificato comunque gli sbracci nelle misure 0,75 -1,25 2 |
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